Marco Mele - Pittore

Vita
Marco Mele è stato un pittore italiano vissuto a cavallo tra il XVI e XVII secolo. Uomo colto ed artista versatile, Mele fu autore di quadri di soggetto religioso.
Sulla data di nascita di Marco Mele non si hanno notizie certe, ma fonti ci rivelano che potrebbe essere nato dopo il 1550. Del Mele va ricordato l’inedito taccuino custodito dai discendenti carbonaresi della sua famiglia. Si tratta di un documento unico, ricco di appunti e disegni, a conferma del legame di Marco Mele con Carbonara.
Nel taccuino il pittore scrive di essere andato a vivere a Napoli nel 1585.
In un documento d’archivio si evince che nel 1620 egli era proprietario di un appezzamento di terra (località “Vallone”), sito nel territorio di Carbonara e confinante con un terreno di proprietà della Parrocchia dei Santi Medici.
Probabilmente non smise mai di frequentare la sua terra natia.
Per diventare pittore, Marco Mele era andato a bottega da un pittore esperto.
Egli lavorò nella ben organizzata bottega di Fabrizio Santafede, un laboratorio che approntò opere per tutta l’area del meridione, ma anche per il nord Italia e la Spagna. E’ possibile immaginare che egli probabilmente rappresentò per Marco Mele un amico cordiale e che il nostro pittore conobbe la sua collezione d’arte. Qui Mele apprese le tecniche della pittura.
Per le sue opere, in seguito, egli adoperò la pittura ad olio su tela e quella d’olio su tavola. La pittura ad olio richiede competenza ed abilità: Marco doveva essersi esercitato a lungo. Egli imparò anche i segreti per una buona preparazione dei colori. Le abilità acquisite da Mele furono più o meno le stesse che deve avere un artista di oggi. Marco Mele non solo imparò a dipingere, ma anche a leggere e a scrivere; la sua cultura certo gli facilitò l’ingresso ai palazzi nobiliari: il fatto che egli consigliasse i nobili nell’acquisto di quadri di valore lascia supporre che avesse la loro fiducia.
All’epoca, i signori di Palma erano i Principi della Tolfa che detennero il feudo fino al 1585, quando questo passò in possesso dei Principi Pignatelli, signori di Lauro: non è da escludere che, anche grazie all’influenza di quest’ultimi, il nostro pittore avesse potuto godere del favore di altri Principi.

Opere
Tra le tante opere di Marco Mele quella a noi più vicina è “L’Annunciazione”. La magnifica Annunciazione, firmata, è la cona dell’altare maggiore della Chiesa dell’Annunziata di Carbonara. La tavola dell’Annunziata è autografa, ma una caduta della pellicola pittorica ha compromesso la conservazione della firma che per fortuna rimane documentata da fotografie d’archivio. 
La composizione è d’effetto. In alto, sullo sfondo dalle tinte solari, la colomba dello Spirito Santo vola tra una schiera di angeli e scende sulla Vergine.La Madonna, nelle opere di Marco Mele, è rappresentata ora come Annunciata, ora come dispensatrice di grazie, ora come Regina del Rosario: i temi diffusi all’epoca in cui visse il pittore ma radicati da sempre nell’iconografia cristiana.

Altre opere importanti di Marco Mele sono:
  • “L’Immacolata con i Santi Francesco e Antonio da Padova” (Chiesa del SS Rosario e Corpo di Cristo, Palma Campania, 1593). L’opera rappresenta un’iconografia in cui la Madre di Dio, aiutata dal bambino, stilla il suo latte per l’umanità. L’opera fu rubata da ignoti nel 1999 e successivamente ritrovata nel 2007 in una bottega d’antiquariato in Toscana, ma, per fini pratici, fu tagliata e a noi rimane solo il tondo raffigurante la Madonna;
  • “Cristo e la Vergine appaiono a San Francesco” (Chiesa di Santa Maria La Nova, Napoli, 1601). L’iconografia rappresenta San Francesco genuflesso ai piedi di Gesù Cristo e della Vergine. Attorno ad essi vi è un coro di angeli;
  • “La Vergine col Bambino e i tre Santi Vescovi” (Chiesa della SS. Annunziata, Minturno, XVI secolo).
Nella “Nola Sagra” di Carlo Guadagni si legge che nella Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Palma Campania vi erano un dipinto di Fabrizio Santafede e due di Marco Mele; il quadro del Santafede raffigurava San Michele e si trovava sull’altare maggiore; quelli di Marco Mele rappresentavano la Vergine ed il Santo Martire. I quadri risultano dispersi. Nel transetto della Chiesa oggi vi sono due quadri che riproducono San Michele e San Biagio, ma non sono riconducibili alla mano o alla bottega del Santafede. Un dipinto dell’Immacolata si trovava in Chiesa fino agli anni ’70, ma al momento manca, per cui non è stato possibile definirne i caratteri. Tutto lascia supporre che i nuovi dipinti abbiano sostituito quelli più antichi.

Scheda a cura dei volontari del Servizio Civile Nazionale 2016/17 - Progetto Comunicare – Volontari: Albano Mariapia e Cosenza Maria

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